Spesso abbiamo dei refrain, ritornelli che passano, come scritte di sottofondo, nelle nostre giornate. Non sono affermazioni alle quali diamo attenzione: ci accompagnano e costruiscono costellazioni di pensieri e sentimenti ma raramente li mettiamo davvero a fuoco.
Eppure queste convinzioni profonde sono quelle che hanno formato la nostra mente e costruito le nostre mappe mentali. E spesso è proprio la resistenza ad abbandonarle che rende difficile continuare la pratica. Sappiamo, non consciamente, che se pratichiamo ce le vedremo davanti, in tutta la loro forza e assurdità e preferiamo evitare di guardarle per non abbandonarle. Perché siamo convinti che ci abbiano dato una protezione dal dolore.
Queste convinzioni profonde sono così efficaci perché sono preventive. Possiamo accorgerci delle aree in cui sono attive perché producono sempre un effetto: la stagnazione. Impediscono di crescere e di andare avanti e ci infilano in una rete di ripetizioni.
Così – se vogliamo uscire da questa rete – la prima cosa che è necessario domandarsi è “Qual è la mia convinzione più profonda?” ; se la risposta non viene subito, prendersi una pausa, tornare al respiro e rifare la stessa domanda. Spunterà all’improvviso e ci sembrerà banale e assolutamente autentica.
L’effetto sarà quello che proviamo quando la verità bussa alla nostra porta: l’amore una conseguenza.
La chiarezza che nasce dalla pratica permette di verificare i propri punti di vista. Ezra Bayda
Pratica di mindfulness: Il panorama della mente
© Nicoletta Cinotti 2015
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