Siamo abituati a trattare: trattiamo scambi commerciali, trattiamo l’acquisto degli oggetti, trattiamo condizioni. E se non possiamo trattare scegliamo cosa fare. Magari ce ne andiamo.
Questa abitudine alla trattativa è così forte che arriviamo a pensare che anche le emozioni siano negoziabili. Le emozioni non sono negoziabili: fanno parte di un programma di sopravvivenza nato con noi e che deriva dalla storia dell’umanità. Quando pretendiamo di cambiare cambiando le nostre emozioni iniziamo una strada che non porterà buoni frutti. Il cambiamento infatti inizia da come percepiamo le cose e non da come le sentiamo emotivamente.
Se davvero siamo interessati a crescere come persone non ha senso perseguitare le nostre emozioni cercando di correggerle. Ha senso cambiare il modo di percepire le cose cambiando il corpo e la mente. Fino a che il nostro corpo e la nostra mente ci manderanno le stesse informazioni di pericolo, gli stessi significati sul mondo, avremo le stesse emozioni di sempre.
Tornando alla percezione permettiamo alla mente di ampliare la prospettiva e a nuove emozioni di emergere. Lasciamo in pace il nostro cuore. Fino a che gli diamo paglia, continuerà a ruminare. Quando gli daremo acqua inizierà a bere.
Le emozioni sono sperimentate come risposte totalmente corporee, anche se non ce ne accorgiamo. Per questo il cambiamento procede dal corpo alla mente e non viceversa. Alexander Lowen
Pratica di mindfulness: Lavorare con le emozioni
© Centro Studi Mindfulness e bioenergetica Genova Nicoletta Cinotti 2015
Foto di ©~Staci Lee~
