
L’ansia è una delle nostre emozioni fondamentali. Sebbene spesso scomoda, svolge un ruolo essenziale nella nostra vita: funziona come un sistema di allerta di fronte a situazioni nuove e come rilevatore di potenziali pericoli.
La fisiologia dell’ansia
Dal punto di vista fisiologico, l’ansia attiva il ramo simpatico del Sistema Nervoso Autonomo, provocando un aumento di adrenalina e noradrenalina nel circolo sanguigno. È questa scarica adrenalinica mattutina che ci sveglia e ci prepara al passaggio dalla notte al giorno, attivando la nostra attenzione e interrompendo la “paralisi muscolare” che protegge il sonno. È sempre l’adrenalina che, in situazioni di pericolo, aumenta i nostri riflessi e ci rende più capaci di fronteggiare le minacce.
Se è così utile, perché fa male? (Non spaventarti di tutti i neuro che trovi nel paragrafo!)
Il problema sorge quando continuiamo a sentirci minacciati anche in assenza di un pericolo reale, inducendo il nostro organismo a produrre costantemente adrenalina.
L’adrenalina, considerata per anni il principale neurotrasmettitore del sistema nervoso simpatico, viene liberata anche a livello delle sinapsi del sistema nervoso centrale, dove svolge il ruolo di neuro-trasmettitore. È coinvolta nella reazione “combatti o fuggi” (fight or flight) e produce una risposta fisica che influenza il funzionamento gastrointestinale, bronchiale, cardiaco e, di conseguenza, del flusso sanguigno.
Possiamo considerarla a tutti gli effetti un neuro-ormone: funziona come neuro-mediatore e influenza il funzionamento dei neuro-trasmettitori cerebrali. Anche se la sua produzione può essere stimolata da situazioni rilevate a livello periferico, ha effetti sul funzionamento globale e sul clima neuro-chimico del cervello. Una prolungata esposizione a livelli elevati di adrenalina produce effetti stabili sul nostro umore e sul nostro modo di rispondere agli eventi. Per dirla con una metafora: l’adrenalina e l’ansia ad essa associata rischiano di farci combattere un uccellino con un cannone.

A cosa serve l’ansia
Dal punto di vista emotivo e della regolazione emotiva, l’ansia funziona come un rilevatore di novità – positive o negative – preparandoci a dare nuove risposte. Tuttavia, questo non sempre viene accolto con soddisfazione. A volte temiamo le novità o abbiamo aspettative negative su ciò che potrebbe accadere, finendo per identificare la presenza dell’ansia non tanto con l’arrivo di una novità, quanto con l’arrivo di un problema.
Le novità possono essere guardate con sospetto quando attivano dubbi sulla nostra capacità di fronteggiarle. Inoltre, l’ansia si attiva anche in un’altra situazione cruciale: quando il materiale emotivo rimosso cerca di riemergere nel campo della consapevolezza.
Le difese e l’ansia
Le difese psicologiche hanno essenzialmente un carattere inibitorio: ci proteggono da emozioni che riteniamo pericolose e da situazioni esterne che potrebbero farle emergere. Tuttavia, abbiamo continuamente bisogno di crescere e cambiare, il che comporta un’inevitabile necessità di aggiornamento delle nostre difese. Alcune andrebbero abbandonate, altre aggiornate, altre ancora potrebbero aggiungersi.

Ogni volta che abbiamo bisogno di compiere una di queste azioni, sperimentiamo ansia che segnala, semplicemente, che qualcosa sta cambiando. L’ansia segnala sia il cambiamento che la nostra paura del cambiamento. Più entriamo in conflitto con questo processo opponendoci, più l’ansia cresce. Più siamo abituati a evitare l’introspezione e la riflessione, più entriamo in una spirale difensiva che alimenta l’ansia.
La riflessione e l’introspezione – strumenti naturali per comprendere noi stessi e il mondo – vengono ridotte quando proviamo ansia, proprio perché l’adrenalina attiva un meccanismo di fuga. Dovremmo fermarci a sentire e riflettere (che non è la stessa cosa del pensare), ma invece abbiamo un fortissimo impulso all’azione che equivale ad agire la fuga.
“Tutto ciò che vediamo è un’ombra proiettata da quello che non vediamo.”
— Martin Luther King Jr.
Questo innesca un circolo vizioso: il nostro inconscio vuole comunicarci qualcosa, ne abbiamo paura, proviamo ansia e ci distraiamo facendo altro. Il nostro inconscio deve quindi aumentare la segnalazione, il che fa aumentare l’ansia, e così via. Spesso la via d’uscita si cerca in forme proprie e improprie di regolazione: attività sportive, fumo, alcol, super-lavoro.
Il bello e il brutto della psiche
Nel corso del nostro sviluppo, tendiamo tutti a formarci un’immagine di noi stessi – spesso più un ideale verso cui tendere che una realtà. Aspiriamo a essere in un certo modo e questa aspirazione organizza le nostre intenzioni e i nostri sforzi. Tuttavia, emergono inevitabilmente situazioni che ci mostrano che non siamo esattamente come vorremmo essere.
Se guardiamo a questi aspetti con compassione e accoglienza, ci offriamo tutto ciò che serve per crescere. Spesso, però, proviamo una reazione avversativa di rabbia o paura verso queste parti, e le nascondiamo “sotto il tappeto”.
Dimentichiamo che il percorso della farfalla, per arrivare alla bellezza che ci affascina, attraversa fasi che non sono altrettanto graziose. La larva della farfalla – il bruco – ha un aspetto completamente diverso dall’insetto adulto, tanto che in passato si pensava non avessero alcun legame genetico. Una serie di trasformazioni accompagna il bruco nel percorso verso la metamorfosi. Anche i nostri aspetti difficili necessitano dello stesso percorso di metamorfosi, che richiede tempo, pazienza e sospensione del giudizio.
“E visto che sapete che non potete vedere voi stesso, se non per riflesso, io, il vostro specchio, modestamente svelerò a voi stesso ciò che di voi ancora non conoscete.”
— W. Shakespeare, “Giulio Cesare”
Un cuore polveroso
Quando nascondiamo la polvere sotto il tappeto, non otteniamo né ordine né pulizia, ma solo un cuore polveroso e arido, con la paura che anche un soffio di vento possa far uscire tutto ciò che abbiamo nascosto. Ecco perché proviamo ansia. A questo punto abbiamo bisogno di strumenti semplici che ci aiutino a pulire senza cambiare la nostra vera natura.
Il lavoro corporeo ha in questo caso una funzione essenziale: permette di scaricare il surplus energetico connesso alla scarica adrenalinica e ci riporta alla consapevolezza corporea, che è un inibitore naturale della proliferazione mentale – quei processi accelerati e rimuginativi di pensiero che conosciamo bene. Una volta scaricata la tensione, possiamo aprirci alla consapevolezza di ciò che è presente con maggiore stabilità e pazienza, avendo ridotto la nostra spinta all’azione. Ecco perché il corpo ha un ruolo centrale nei protocolli mindfulness, ed ecco perché, dopo la classe di esercizi, propongo lo spazio di consapevolezza del respiro.
Questo processo, naturalmente, non è istantaneo – come non lo è la trasformazione da bruco a farfalla. La ripetizione, la sospensione del giudizio e l’osservazione della spinta all’azione ne sono elementi fondamentali.
Certamente, se l’ansia è molto intensa, può essere necessario ricorrere a un ansiolitico che però, se non ben dosato, può ridurre la lucidità mentale e indurre uno stato di torpore che non aiuta nella risoluzione dei problemi.
“Non voltare la testa…
Continua a guardare quel luogo ferito.
Ecco da dove la luce entra in te.”
— Rumi
Il matrimonio con il tempo
Una caratteristica peculiare dell’ansia è che tutto viene percepito con una fortissima spinta all’azione e al riempimento: poiché temiamo la novità e l’imprevisto, finiamo per stipare e riempire fino all’inverosimile la nostra giornata di attività. In questo modo, però, alimentiamo ancora di più il circolo vizioso dell’ansia che ci fa correre e rincorrere dalle cose.
Possiamo quindi dire che soffriamo di una forma indiretta di ansia se:
- Abbiamo sempre fretta
- Ci sentiamo rincorsi e pressati
- Abbiamo paura del vuoto e della novità
Di questa forma di ansia, come sempre, è meglio occuparsi. Noi siamo molto meglio e molto di più delle nostre difficoltà. Guardarle e portarle alla luce ci permetterà di riempire con l’oro della trasformazione le nostre ferite, mentre evitandole continueremo a sentirci difettosi e limitati.
“Al di là di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato, c’è un campo: ci incontreremo là.”
— Rumi
© Nicoletta Cinotti 2025 Anticipazioni del mio prossimo libro sull’ansia

