
Quello che blocca di più la nostra possibilità di crescita è la sensazione, misteriosa e sfuggente, di essere inadeguati. In quali modi si declina il senso di inadeguatezza? Ecco un breve elenco di quello che ci ostacola, facendoci sentire “sbagliati”, “inadatti”, “incompleti” come se l’attenzione dovesse essere sempre rivolta a quello che ci manca più che a quello che abbiamo. La buona notizia e che tutti questi ostacoli li abbiamo messi noi e quindi possiamo toglierli noi!
- Evitare di rischiare. Niente responsabilità, niente leadership, meglio rimanere nell’ombra. Perché? Per paura del fallimento o, meglio, per paura che un fallimento alimenti la personale sensazione di inadeguatezza.
- Evitare il presente. Strettamente collegato a evitare di rischiare è evitare di stare nel presente. Una delle modalità con cui evitiamo il presente è la rimuginazione.
Il presente è dinamico: non ha la qualità nostalgica del passato né quella sognatrice del futuro. Permette di esplorare la solitudine e la compagnia. Passato e futuro sono due crinali sempre accessibili: è facile rimuginare sul passato o fantasticare sul futuro, la cosa utile però è stare sul presente e vedere quello che abbiamo prima di quello che ci manca. - Tenersi occupati. Se ci teniamo occupati, anche molto occupati, controlliamo la sensazione di inadeguatezza. Non è detto che l’occupazione con la quale ci intratteniamo sia utile, ma sicuramente ci protegge da qualcosa che farebbe emergere il senso di inadeguatezza. Tenersi occupati è come un tappo che va bene per qualsiasi disagio. In più dà l’illusione che, tutto sommato, ce la stiamo mettendo tutta. In realtà ci occupiamo con delle certezze per non rischiare quello che potrebbe farci crescere.
- Andiamo sul classico: la voce critica interiore. Come se criticarci servisse a migliorarci. In realtà non fa che confermare una convinzione che abbiamo già: non andiamo bene.
- L’altra faccia della medaglia: il biasimo. L’altra faccia del comportamento di critica interiore è il biasimo rivolto, questa volta, all’esterno. Apparentemente la nostra ostilità non è rivolta verso di noi, in realtà ci mette nella condizione di temere tantissimo il nostro personale fallimento e di temere ancora di più il giudizio altrui.
Se pensi alla tua mente come a un giardino, vorresti coltivare proprio tutti i pensieri che l’attraversano? O sceglieresti, per qualche pensiero, di riportare l’attenzione al respiro per non coltivarlo? Non è necessario mandar via i pensieri, ma solo scegliere se coltivarli e per farlo basta riprendere i sensi. Cinotti, Nicoletta. Genitori di sé stessi (la pietra filosofale) (Italian Edition) (p.83). Enrico Damiani Editore. Edizione del Kindle.
Pratica di mindfulness: Aprire il cuore
