
Cose apparentemente inutili conservate da mia madre
- le pagelle fino alla seconda liceo. Dopo è iniziata la mia ribellione.
- i telegrammi che le ho spedito dall’India, dal primo lungo ritiro. Nessun’altra comunicazione possibile
- un abitino azzurro taglia 4 anni
- le lettere polemiche che le ho scritto nel corso degli anni
- le lettere d’amore che le ho scritto nel corso degli anni
- un diario scolastico
- quaderni
- libri non più usabili come vecchie enciclopedie
- i miei vestiti dismessi che le portavo convinta che li indossasse e invece sono perfettamente conservati e inutilizzati
- una caterva di foto, diapositive e uno strano apparecchio per vedere immagini fissate su una rotella
Quando un oggetto ti restituisce una storia che non c’è più, si chiama memoria?. Quando le cose iniziano a vestirsi di ricordi si chiama storia?. Quando ti rendi conto che quello che non c’è più è solo dietro l’angolo, non visibile agli occhi ma vivo nel cuore, che nome puoi dare? Fantasmi del cuore potrebbe essere un nome giusto? Forse gli oggetti diventano inutili quando non suscitano più ricordi e la nostra efficienza e il nostro consumismo ci toglie il senso del conservare. Io conservo pochissimo e ora, davanti a tutto quello che lei ha conservato, mi domando perché ho buttato via così tanto. Oggi vorrei aver avuto meno cose e averne conservate di più.
Forse tutti noi sopravviviamo a infiniti lutti. Di alcuni non conserviamo più memoria. Di altri, la memoria taglia. Tutto il decluttering della mia vita, preciso, ossessivo, sistematico, non è altro che il tentativo di sfuggire alla memoria. Ma la memoria tende agguati in ogni momento.
Forse, in questo mondo di ricordi digitalizzati, diventeremo come i replicanti di Blade runner. Privi di memoria saremo solo quello che accade, momento per momento.
Niente vuole soffrire. Non il vento mentre si gratta contro la scogliera. Non la scogliera
mangiata, lentamente, dal mare. La terra non vuole subire il calpestio violento di chi vi passa sopra indifferente.
Gli alberi non vogliono subire l’ascia e non vogliono vedere le loro sorelle piante abbattute dal marciume delle radici, dalla muffa, dalla ruggine.
(…)Un sacrificio, si spera, consumato in fretta e senza troppo dolore. Danusha Lamerick
Pratica di mindfulness: Gioia e gratitudine
© Nicoletta Cinotti Scrivere storie di guarigione
