
“Spazzolare il gatto” , il titolo del libro e di uno dei racconti che contiene. In realtà è il racconta che Jane Campbell, scrittrice compulsiva che non aveva mai pubblicato nulla, invia, a 77 anni ad una prestigiosa rivista letteraria che glielo pubblica. Tre anni dopo esce questo libro che mi ha fatto sorridere moltissimo perché parla di desiderio.
Il desiderio di 13 donne vecchie, vecchie senza eufemismi. ” La voglia di un vecchio è disgustosa, ma la voglia di una vecchia è peggio”, inizia così questo libro che racconta come il desiderio non invecchia e non passa con l’età ma prende forme diverse e, a volte, più libere.
Non è però un libro erotico. È piuttosto un libro che, trasversalmente, parla della relazione che c’è tra la morte e il desiderio. Il desiderio diventa un antidoto all’angoscia di morte (ma forse non è proprio questo a tutte le età?) e un segno della possibilità di concedersi la realizzazione dei propri sogni.
Gli uomini sono, in questo libro, molto sullo sfondo ma non assenti, diciamo che non brillano per umanità, ma sono presenti perchè, come dice Jane Campbell:
“nonostante i miei proclami di indipendenza e il mio scetticismo, avevo permesso a me stessa di sognare un compagno intelligente e amabile quanto lo stesso Schopenhauer. Lui era molto denigratorio nei confronti delle donne, ma non più denigratorio di quanto possa esserlo io nei confronti degli uomini. Stupidamente, romanticamente, avevo pensato che nominandolo avrei potuto dargli forma, portarlo in vita. E, giù nel profondo, ora mi trovavo costretta a riconoscere la mia solitudine in quel deserto di posto e ad accettare le evidenze di un disperato tentativo di alleviarla. Avverti la tristezza pungere in fondo alle narici e una lacrima sprizzò dal mio occhio destro mentre capivo che persino io, con i miei nervi d’acciaio e il mio cuore di pietra, ero suscettibile alle false promesse.”
Ecco forse il punto centrale delle relazioni che finiscono male è proprio questo: la suscettibilità alle false promesse. Il racconto che ho amato di più è l’ultimo, quando dice che l’amore che abbiamo dato “cola giù”, non su. È così che dovrebbe essere. Perché per essere soli, soli davvero, bisogna avvertire il bisogno di qualcuno che non c’è e che, quando c’era, ci ha insegnato che la solitudine non esiste, Esiste solo l’assenza.
© Nicoletta cinotti 2023 Addomesticare pensieri selvatici
