
Questo è stato un anno tempestoso.Uno di quegli anni in cui ti sembra di aver perso tutto quello che era importante e che ti siano rimaste solo le cose che, per caso, avevi in mano. È stata una tempesta familiare in cui, perdendo mia madre, mi sembra di aver perso tutto. Negli ultimi mesi della sua vita siamo state insieme più di tutti gli anni precedenti eppure mi sembra lo stesso di aver avuto un tempo troppo breve per stare insieme. Lo so che non è così ma quando il cuore brucia non è che puoi fargli troppi discorsi. Faccio la pratica di gentilezza amorevole e aspetto che la tempesta passi. Prima o poi tutte le tempeste finiscono. Dopo, solo dopo, si capisce davvero quello che è successo.
Così stamattina, durante la meditazione, ho davvero sobbalzato quando ho sentito serpeggiare un sentimento di gratitudine non solo per quello che ho ma anche per quello che ho perso. Gratitudine per le tante cose che sono state felici. Gratitudine per questo ventaglio di piacevolezza, spiacevolezza e neutralità che riesco ad assaporare quando rimango aperta. Per un lungo respiro mi è sembrato che la gratitudine fosse davvero l’unica cura, anche se può sembrare paradossale. L’unico spiraglio di chiara visione.
Come provare gratitudine nella tempesta? La nostra mente funziona per contrapposizione: conosciamo la sazietà grazie alla fame, la gioia grazie al dolore, il riposo grazie al movimento. Solo che, quando attraversiamo il lato spiacevole delle cose, non pensiamo che sia un modo per conoscere il lato piacevole. Pensiamo di dover cambiare lo spiacevole, di dover trovare una soluzione. E così, lottando verso la soluzione, rendiamo più duratura la sofferenza. La mia gratitudine è nata lì stamattina. Nel momento in cui ho guardato lo spiacevole e ho capito che mi aiutava a riconoscere il piacevole. Non è andare avanti a testa bassa con il cuore protetto che mi aiuta. È tenere lo sguardo verso entrambi i poli di questa danza vitale tra piacevole e spiacevole. Il respiro è il punto in cui entri nel vento, perché il vento della tempesta sei tu.
Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l’andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infinite volte, come una danza sinistra con il dio della morte prima dell’alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. È qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Haruki Murakami
Pratica di mindfulness: La consapevolezza del corpo
© Nicoletta Cinotti 2023 Scrivere la pace nel cuore: settimana dedicata agli happiness booster
