
Scrivere storie di guarigione. Mindful writing
Enrico Damiani Editore, 2024
Forse anche tu avrai tenuto un diario. Oppure avrai scritto un’e-mail o un messaggio per dire qualcosa che, a voce, ti sembrava difficile da esprimere. Ricorriamo alla scrittura quando vogliamo trovare un modo personale per dire come ci sentiamo. Oppure per colpire chi ci ha fatto soffrire.
Lo facciamo sempre di più. In questa società, dove si dice che pochi leggono, molti scrivono. Scriviamo così tanto e parliamo così tanto che a volte ci sentiamo travolti da ondate di parole. Oppure ci troviamo arenati in questo mare di parole tanto da aver voglia di salvarne qualcuna. Ogni tanto è anche successo che qualche parola ci abbia salvato. In senso letterale. E ci siamo aggrappati a quella parola che ci è sembrata scritta o pronunciata proprio per noi.
Ho vissuto accanto a persone di poche parole. Forse è per questo che le parole sono diventate così importanti per me: erano preziose e spezzavano il silenzio che, a volte, mi sembrava troppo pesante. Io stessa passo lunghi periodi in silenzio: faccio un lavoro in cui, volendo, non è indispensabile parlare tanto, bastano le parole giuste, al momento giusto. Parole che arrivano dopo aver ascoltato a lungo. Di certo mi è richiesto di ascoltare e dire parole precise, il più precise possibile. E gentili, il più gentili possibile. In realtà raramente è necessario ricorrere a parole non gentili, ma a volte dire la verità può essere preso come un atto di scortesia. La nostra difficile relazione con la verità è una delle ragioni per cui parlare in modo retto può risultare complicato.
Nel silenzio della pratica di mindfulness imparare a parlare è una delle vie dell’Ottuplice sentiero. Questo significa che un uso abile delle parole è paragonato e paragonabile ad avere una retta concentrazione e una retta consapevolezza, significa che un uso giusto delle parole è una delle otto strade che liberano dalla sofferenza. Purtroppo, saper parlare non è così scontato come sembra. Se non abbiamo particolari problemi, tutti impariamo a parlare, ma non è all’aspetto fonetico del parlare che si fa riferimento nell’Ottuplice sentiero. La retta parola a cui si fa riferimento è una parola gentile, con la consapevolezza dell’intenzione per cui parliamo, una parola sincera, appropriatae detta al momento opportuno. Come puoi capire è molto raro che qualcuno ci insegni a mettere insieme queste cinque qualità.
Forse potresti ricordarle meglio con questo acronimo: THINK. È un acronimo inglese che ci interroga su questi cinque aspetti: quello che stai per dire è vero (true)? È utile (helpful)? Qual è l’intenzione per cui lo dici (intention)? È necessario(necessary)? E, infine, è gentile (kind)?
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